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Verità o falsità

Verità o falsità

fr Dominique Simon op

Verità o falsità? Tema vastissimo. Tema sempre attuale in qualsiasi epoca, ma sicuramente oggi questione urgente da risolvere soprattutto per noi occidentali. Mi limiterò ad affrontare questo difficile quesito in relazione alla situazione odierna in Europa occidentale ed orientale. Non è possibile fare un articolo oggi sul questo tema senza parlare della propaganda che ha preparato e accompagna l’aggressione russa in Ucraina.

Prima di parlare della situazione attuale in Ucraina è bene fare una brevissima introduzione storica. L’Ucraina è stata poco indipendente nella sua storia ma ha sempre mantenuto una sua identità forte. Dopo la fine dell’Unione Sovietica nel 1991, l’Ucraina è diventata un paese autonomo. In questi anni di indipendenza l’Ucraina si è sviluppata tra tante difficoltà anche ereditate dal passato. Un elemento fondamentale della mentalità ucraina è l’attaccamento alla libertà, valore essenziale per loro. Un’altra caratteristica della storia e dell’identità ucraina è questa presenza delle due tradizioni orientali e occidentali europee, dal punto di vista culturale e anche religioso. Si può dire che l’Ucraina è un vero “laboratorio” per una sintesi tra oriente e occidente. L’identità ucraina è diversa dai popoli vicini a lei nonostante le affinità culturali, come lo dimostra la resistenza accanita del popolo ucraino all’invasore russo.

Purtroppo la vita normale in Ucraina è stata interrotta a causa dell’aggressione della Russia, crudele e ingiustificata. Assistiamo a un massacro deliberato di civili e tra questi ci sono dei bambini. Anche ospedali, abitazioni civili, scuole sono bombardati. Per chi è vissuto in Ucraina questi ultimi anni, ci si rende conto che questa violenza è stata preparata da anni da una enorme macchina propagandistica. Colpisce anche l’aperto sostegno del patriarca di Mosca a questa guerra. Nell’unione sovietica la propaganda del marxismo-leninismo ebbe un ruolo essenziale fin dall’inizio come lo dimostra il “decreto sulla pubblicazione” (“dekret o petshati” in russo) di Lenin del 9 novembre 1917 (27 ottobre nel vecchio calendario). Per il comunismo non c’è una morale assoluta fondata su un Dio trascendente: la morale è sempre relativa allo scopo storico che è la dittatura del proletariato, scopo che giustifica tutto, anche la menzogna. Possiamo ricordare tra altre cose le “misure attive” (“aktivnie meropriatia” in russo) nel linguaggio dei servizi segreti sovietici per influire su vari gruppi in varie sfere e non solo politiche: queste “azioni” includevano la propaganda, la calunnia, la deformazione delle informazioni, anche la falsificazione di documenti. L’unione sovietica aveva molto sviluppato l’arte della disinformazione persuasiva: questa eredità è stata trasmessa, se non nei contenuti almeno nei metodi, ai giornalisti strumenti della propaganda russa odierna. Il nero diventa bianco, il male diventa “bene”. Non è un mentire solo per “coprirsi” o per giustificarsi, ma per destabilizzare in modo diretto e aggressivo, per seminare il dubbio anche davanti all’evidenza dei fatti. Oggi gli esponenti della nuova “ideologia russa” fortemente imperialista e anti-occidentale sono, per citare solo alcuni: Evgeni Fiodorov, Sergei Markov, Aleksandr Dugin etc… Questa propaganda non è solo destinata ai cittadini del proprio paese ma ha sostenitori egualmente in Occidente anche in certi ambienti cattolici. Sembra comunque in parte messa in crisi lì dov’è ancora una certa libertà di espressione.

Questa grave crisi attuale nell’Est dell’Europa mette in evidenza l’importanza della libertà anche in relazione al tema che ci interessa in questo articolo: per quanto riguarda l’attualità, non ci può essere un vero discernimento tra verità e falsità se non viene assicurata una informazione indipendente e oggettiva. La ricerca della verità suppone la libertà di espressione, la possibilità di avere punti di vista diversi per paragonare, confrontare, riflettere e fare le proprie conclusioni. Vediamo quanto la nostra intelligenza non possa rinunciare alla ricerca della verità oggettiva anche quando questa verità è difficile da trovare.

Da questo punto di vista possiamo notare tendenze preoccupanti in Occidente. Nel 1922 venne pubblicato in America il libro “public opinion” di Walter Lippmann. L’autore fa una distinzione tra una “elite” creativa e una massa passiva, poco sviluppata e piena di pregiudizi. L’idea direttrice è che si può e si deve guidare questa massa verso un fine considerato “giusto” non rispettando la libera scelta individuale di persone informate, ma manipolando un collettivo anonimo tramite una propaganda adeguata. Walter Lippmann parla di “manufacture of consent” (“la fabbrica del consenso” in italiano). Il fine considerato “giusto” viene quindi definito solo da un piccolo gruppo di persone considerate “superiori” alla massa. Edward Bernays, che ha molto contribuito a divulgare le teorie di Freud negli Stati Uniti, propone di usare la psicologia come mezzo efficace per raggiungere uno tale scopo. Joseph Nye fece una distinzione, poi diventata famosa, tra “hard power” e “soft power”: la dittatura di Stalin, per esempio, sarebbe una dittatura repressiva e violenta traumatizzante per la popolazione. Questo è un esempio di “hard power”, di potere “duro”. Propone un altro tipo di dittatura, senza violenza, solo con la suggestione e la persuasione, tramite i mass-media e la propaganda, appunto il “soft power”, il potere “mite”, non violento, lasciando l’illusione della libertà. Questi sono solo alcuni nomi di questa corrente filosofica e sociologica proponendo un nuovo modo di governare e di guidare le popolazioni.

Oggi quelli che sono preoccupati da una evoluzione in Occidente verso questo tipo di dittatura sono considerati come “complottisti” da una buona parte dei mass media. Una giornalista francese Eugénie Bastié fa notare che sta sparendo un elemento essenziale in una vera democrazia: il dibattito, la possibilità di discutere e di confrontare diversi argomenti tra di loro. Alle obiezioni “ad rem”(per riprendere la terminologia della teologia tomista), cioè contro gli argomenti di chi la pensa diversamente, si preferiscono le obiezioni “ad hominem”, cioè indirizzate a discreditare chi esprime una convinzione contraria. Per cui si crea un “consenso” di opinioni che vengono dogmatizzate e ripetute continuamente, senza che si possa dibattere esaminando i fondamenti di queste opinioni. Chi non la pensa secondo la “doxa” comune viene discreditato e messo da parte.

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Per concludere, citerò uno scrittore e filosofo tunisino-francese, venuto da un orizzonte politico totalmente diverso da Eugénie Bastié: Mehdi Belhaj Kacem. Invito ad ascoltare, per chi capisce il francese, la sua intervista su YouTube intitolata: “Un nouveau totalitarisme est en train de se mettre en place”. (“Un nuovo totalitarismo si sta imponendo” in italiano). Mehdi Kacem dice che potremmo non renderci conto di questa dittatura poiché è molto diversa dalle precedenti dittature. Secondo lui, oggi i mass media abituali non bastano più per essere veramente informati. Bisogna approfondire, cercare più fonti e confrontarli per avere una idea più giusta sui temi importanti. Fa notare quanto certi eventi o proteste vengono discreditati e non presentati in modo oggettivo in particolare la protesta dei “gilets jaunes” in Francia. Certi vaccini vengono imposti come l’unica soluzione alla malattia del Covid senza possibilità di dibattere sulla possibilità di sviluppare delle cure o altri vaccini.

La democrazia e la libertà sono in pericolo dunque, là dove le persone non vengono informate in modo oggettivo. Urge la necessità di leggi in Occidente che garantiscono una informazione indipendente, anche dal punto di vista economico, da governi, gruppi finanziari o altri, e che esigono una deontologia finalizzata dalla ricerca dell’oggettività.

Perché è così importante combattere per la verità? Se l’intelligenza umana non fosse fatta per conoscere la verità oggettiva, sarebbe irrimediabilmente chiusa in sé stessa. Ne consegue che non sarebbe più possibile un dialogo vero, una vera comunione con gli altri. Non siamo l’Assoluto, siamo delle creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio. È la verità che ci misura e ci regola e non il contrario. Ogni verità è una partecipazione alla Verità di Dio che è l’Assoluto. Quelli che fanno propaganda fanno dei loro progetti un assoluto senza riguardo alle persone umane che vengono sacrificate. Chi vive nella falsità non riflette la luce divina per la quale siamo fatti. Combattere per la verità significa anche lottare contro la falsità che ci imprigiona nelle tenebre dell’errore e della menzogna. Cercate la verità e “la verità vi farà liberi” dice il nostro Salvatore. (Gv 8,32).

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