A cura di fra Giovanni Ruotolo op
Padre Mauro Persici, attualmente nella comunità di Fontanellato e per molti anni promotore del Rosario nella nostra Provincia, ha accettato di raccontare la sua vocazione iniziale alla vita consacrata e, in modo particolare, a seguire Cristo alla scuola di San Domenico. Le sue parole, di cui lo ringraziamo, perché non è mai facile parlare della propria vocazione, ci restituiscono sensazioni e sentimenti che rendono, da una parte la singolarità di ogni percorso vocazionale, dall’altra parte, quegli elementi che fanno parte di una vocazione e che permettono di riconoscersi fratelli e sorelle anche nei racconti di vocazione altrui. Quelle domande che, improvvise e impetuose, oppure graduali, quasi passo passo, hanno spinto generazioni di uomini e donne a interrogarsi sulla chiamata ricevuta dal Signore. Insomma, tante forme e tanti modi diversi, ma una sola chiamata: “Vieni e seguimi” a cui non abbiamo potuto o voluto sottrarci. Padre Mauro ci racconta la sua storia…
1) quando e come hai sentito la tua chiamata vocazionale?
Avevo 18 anni quando cominciai a frequentare un gruppo di ragazzi che si riunivano in “ambito e sotto l’egida” dei Domenicani bolognesi … in una naturale alternanza di momenti di fraternità, formazione e preghiera si consolidava anche una preziosa amicizia con alcuni giovani frati che ci onoravano della loro presenza. Amicizia che con alcuni ci permetteva di condividere i passi del loro cammino In quest’ottica partecipammo ad una ordinazione sacerdotale e durante la cerimonia una voce chiara in cuor mio chiedeva «perché tu no?»… eh, sì, perché io no? Per mesi, turbato, nel mio cuore ho custodito, anche divertito, questa domanda… divertito perché non avevo mai sentito cosa più incredibile!!!
2) come ti sei accorto che il Signore ti chiamava alla vita consacrata nell’OP?
Se la domanda continuava a “risuonare” è solo dopo mesi che ebbi la forza e il coraggio di condividere tutto con un grido che mi squarciò interiormente e, come si suol dire, da quel momento “si aprirono le danze”: dopo un paio di anni, entrai nel postulandato dei Domenicani del nord Italia perché donandomi, rispondevo all’amore di cui mi sentivo oggetto.
Perché nell’Ordine Domenicano? Ma è molto semplice: tutta la storia si svolgeva in quell’ambito per cui, perché mai avrei dovuto tentare di viverla da un’altra parte? Se uno si innamora di una ragazza, non va mica con le altre per vedere se quella di cui è innamorato è la giusta Per quale motivo avrei dovuto sbattere la testa da altre parti?sono ormai 50 anni che ”bazzigo da queste parti.
3) che cosa hai lasciato e che cosa hai trovato?
Per quanto, sinceramente, lavorassi fin dalla più tenera età e a vent’anni fossi già coinvolto in prospettive alquanto rosee non posso veramente dire di”aver lasciato” perché era tutto ancora in divenire anche se quel poco che era già non era male per un ragazzo di vent’anni pieno di energie e voglia di “buttarsi”. Cosa ho trovato? Beh, ho trovato la possibilità di vivere un’avventura nella quale potermi donare senza “calcoli” in un’avventura caratterizzata da “apici” di gioia e/o smarrimento che solo Dio conosce e che mi hanno “ripartorito” alla vita trasfigurandola.
4) cosa significa non pentirsi di una scelta?
Non so bene se questo risponda alla domanda, ma non ho mai pensato che la mia vita potesse essere diversa da quella che è stata e questo perché ho sempre trovato il calore di un abbraccio nel quale “rifugiarmi”, allora…
5) come hai scoperto che camminiamo verso il compimento?
Perché, come già dicevo prima, sono cosciente che tutto il mio vissuto (e ribadisco tutto) mi ha “ripartorito” alla vita oserei dire “trasfigurandola”
6) cosa consiglieresti a un giovane che si sta interrogando sulla sua vocazione?
Senza voler essere semplicista consiglierei di aver fiducia nella vita… cioè di confrontarsi per valutare oggettivamente però con tanta fiducia nella vita da non aver paura di giocarsi.
7) secondo te qual è la decisione più difficile?
Credo proprio che la decisione più difficile sia quella di aver fiducia”
8) come è stato per te lasciare la tua famiglia e le tue amicizie?
Credo di poter tranquillamente dire che, da una parte, non ho mai lasciata la mia famiglia e, dall’altra che, fin dall’infanzia, ci eravamo allontanati in tanti momenti.